Coerenza interna: andare d’accordo con se stessi


Fa tremare le gambe ai più grandi autori ed è lo spauracchio di qualsiasi narratore che intenda fregiarsi di tale nome. Se la mantieni, hai portato a casa la serata; se la sbagli, tutto il castello crolla e anche i migliori amici si faranno beffe di te alle tue spalle, affibbiandoti nomignoli e svegliandoti nel cuore della notte con telefonate anonime. Scritte inquietanti compariranno sul muro di casa tua il giorno dopo e durante la notte... ok no, dai. Meno.

Però è vero che basta un solo dettaglio e tutto crolla nel più classico effetto domino.
Ora, come ho scritto qui e ripetuto un po’ qui e detto a voce qui, non siamo qua a fare gli scrittori, giusto? Qui parliamo di masteraggio, quindi aggiustiamo il tiro dove serve.
Andiamo per punti.

Che roba è la coerenza interna?


Non voglio essere pesante come al solito quindi vado al punto: la coerenza interna è la costanza con cui si rispettano le regole che collegano tra loro gli elementi di una storia.

Fico no? Se ci pensi, in effetti, una persona coerente è uno che applica i suoi principi in tutto quello che fa. Sei un tipo leale? Se sei anche coerente allora sarai leale in tutti gli aspetti della tua vita, nel lavoro come negli affetti. Sei un mascalzone farabutto? Se sei coerente...

Quindi possiamo dire che una narrazione sarà internamente coerente se tutti gli elementi della storia rispetteranno le stesse regole e principi. E quali sono questi principi?
Ecco, qui ti volevo. Ma non è difficile, in realtà.

Una storia creata per un gioco di ruolo (il discorso differisce un po’ se si cambia mezzo), si regge su una vari set di regole. L’ambiente in cui si svolge, ad esempio, avrà il suo set: la gravità, il tipo di vegetazione, la presenza o meno di animali fantastici, eventuali e improvvise grandinate di granito.
A questo primo set se ne aggiungono molti altri, alcuni dipendenti dal genere di storia che andremo a giocare e altri dalla presenza o meno di fattori fantastici: esiste un qualche genere di forza magica? E come funziona? Chi la può usare? Ha un prezzo o una conseguenza?

Altre ancora possono dipendere da particolari circostanze storiche o ambientali. Ad esempio se decido di masterare una storia in un mondo in cui i nazisti hanno vinto, dovrò stabilire se e quali regole generali esistono: è diventato offensivo, in questa società fittizia, vestirsi di rosso? Parlare lingue che non siano il tedesco è pericoloso? E così via...

Ma non è finita, ahimé. A questi devo aggiungere un altro set per ogni png: quanto è forte? Cosa sa? Come e quando potrebbe sbagliare? Ha caratteristiche fisiche importanti?
Questo insieme di nuclei di regole definiscono i limiti e i parametri della narrazione e, soprattutto, definiscono quello che il giocatore percepirà come ordinario o straordinario all’interno della vostra storia.

Supponiamo di metterci a narrare un’avventura in una ambientazione alla Mad Max. Supponiamo anche di essere stati molto bravi e di esserci presi il nostro tempo per chiarire il patto sociale con il gruppo: abbiamo stabilito tutti insieme che sarebbe stata un’avventura di tipo survival, in un mondo le cui regole di base sono come in quello reale (alternanza giorno notte, gravità, resistenza dei corpi, assenza di magia, ecc ecc...), e con la sola aggiunta di un po’ di eventuali alterazioni fisiche dovute alle radiazioni. Molto bene.



Se a un certo punto introduci nella storia un uomo gigantesco con due teste, probabilmente nessuno avrà troppo da ridire: per quanto estremo è un elemento compatibile con questa massiccia presenza di radiazioni. Se però fai comparire nella storia degli orchi, vedrai che i giocatori ti guarderanno storto e saranno poco inclini ad accettare la scusa del nucleare. E’ naturale: sei andato oltre i confini imposti dalle regole di coerenza interna all’ambientazione e il resto del gruppo si starà chiedendo «A cosa stiamo giocando?».

Ne ho parlato anche nell'artitolo sui consigli di base per i master, e nella relativa puntata del podcast dove l’argomento è trattato da un diverso punto di vista.

Ancora più critica (e insidiosa) è l’incoerenza interna alla narrazione, cioè quando un elemento di trama finisce fuori posto e non si concatena più con gli altri. Capita eh, capita ai migliori e lo vediamo continuamente nei film. Gli sceneggiatori li chiamano «buchi» e sono una specie di incubo ricorrente da svegliarsi sudati alle tre di notte.

Tra tutti i buchi possibili, i peggiori sono quelli che riguardano i png e le loro motivazioni, cioè quegli eventi che, quando si verificano, fanno dire: «Ma perché ha agito così? E’ assurdo». Penso sia capitato a tutti di avere quella reazione di fronte a qualche serie tv, libro o film. Dico che sono i peggiori perché sono quelli che passano più facilmente inosservati e, al tempo stesso, capaci di provocare (alla lunga) i danni peggiori. Ad esempio, far agire con scaltrezza un personaggio molto sciocco, o farlo agire come se conoscesse un segreto che non dovrebbe conoscere, può innescare una serie di conseguenze a catena tali da smontare la trama.

Sospensione dell’incredulità


E che succede se la trama si smonta, a causa di questi errori?
Che finisce la sospensione di incredulità, cioè quel meccanismo grazie al quale noi possiamo credere momentaneamente a un mondo fittizio, prendendolo per vero e quindi permettendogli di divertirci e magari anche emozionarci. La coerenza interna è la costanza con cui rispettiamo le regole di quel mondo e va a creare la condizione essenziale per cui noi possiamo sospendere l’incredulità. E' per questo che basta sbagliare un solo elemento (o meglio: basta che un solo elemento sbagliato venga notato) e l’incanto finisce.

Del resto una singola nota presa male può rovinare la performance di un cantante, giusto? Una pennellata sbagliata può rovinare un quadro e un ingrediente sbagliato può (molto facilmente) rovinare l’intera ricetta.

Ok, passiamo a qualche semplice consiglio pratico. Come tratto con ‘sta coerenza?


1. Pianificazione


Fatti due domande, anche se ti sembrano ovvie. Il mondo che metterai in scena che regole ha? Vuoi cambiare qualcosa? Ricorda che se non lo fate all'inizio sarà problematico inserire cambiamenti pensanti in corso d’opera, e richiederanno opportune giustificazioni perché tutto torni. Inoltre tieni presente che cambiare un elemento potrebbe voler dire cambiarne altri: vuoi che sia sempre notte nel vostro mondo? Ok... allora forse vorrai cambiare di conseguenza la vegetazione e il modo in cui le persone lavorano, viaggiano o combattono.
Tra l’altro è anche un buon sistema per stimolare la creatività.

2. Qualche nota non fa male


Non troppe eh, ma... qualcuna. Se hai paura di dimenticarti certi elementi, annotali da una parte. Soprattutto quelli che inserirai a narrazione già iniziata e che potrebbero scivolarti via dalla testa. Hai detto ai giocatori che un certo oggetto si trova in una certa posizione? Che c’è una porta segreta dietro lo specchio? Che il simbolo su un biglietto da visita raffigura un pavone geometrico? Magari hai improvvisato questi dettagli perché ora non sono importanti ma chissà... in futuro potrebbero diventarlo e quindi, potenzialmente, trasformarsi in falle nella coerenza interna.

3. Regole di movimento


Questa, almeno per me, è importante. Non perdere troppo tempo a fare l’elenco delle situazioni e delle condizioni che ruotano intorno a un PNG. Non è quello il punto. Stabilisci invece le sue regole di movimento, quasi come se fosse il pezzo di un boardgame.
Mi spiego meglio: quello che conta per essere sicuri di muovere i png in modo coerente è stabilire cosa vogliono, cosa temono e le caratteristiche di base del loro atteggiamento. Immagina un condottiero che desidera solo tornare a casa da sua madre che sta male, che teme di diventare lo zimbello del suo popolo e che ha queste caratteristiche distintive: poca resistenza, grande carisma, amore per l’arte. Già ti diventa più chiaro in testa, giusto?
E diventa molto più facile muoverlo coerentemente con il proprio carattere di fronte a qualsiasi circostanza, anche le più impreviste.

4. Crostata



L’errore esiste sempre e comunque. Anche se sei un giovanotto con trent’anni di esperienza da master sulle spalle. Ci sarà sempre (perché è umano) la volta in cui un dettaglio rotola giù da una tua descrizione e rompe il piano di coerenza su cui si poggia la storia. A volte sarai in grado di recuperare grazie alla tua prontezza di spirito, ma a volte no.
In quei casi, beh... scusati (perché è giusto), ammetti lo scivolone e se possibile chiedi di riavvolgere il nastro quel tanto che serve.

E poi una crostata di scuse, more o fichi o cioccolata. Vedi tu. Mi raccomando di fare prima la sabbiatura con farina e burro freddo.

In ultimo, due cose


La prima: scriverò qualcosa di un po’ più tecnico sulla coerenza interna da un’altra parte, su un altro progetto a cui sto lavorando per parlare (e imparare) in modo più specifico di scrittura. Scrittura e masteraggio non sono ovviamente la stessa cosa ma sono arti che si parlano. Fosse di interesse per qualcuno, lo tirò timidamente in giro.

La seconda: riprendo anche il podcast. Ho avuto casini, che ci sta, e stanno facendo eterni lavori in entrambi i posti in cui potrei registrare. Martello pneumatico costante.

A presto. E buon gioco.
gioco di ruolo
febbraio 28, 2020
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